Chi sono

Lara Perentin

photographer

Chi sono

Da quando ho ricordi osservo le persone, il loro sguardo, le espressioni dei loro volti, i piccoli movimenti delle labbra, il gioco delle loro mani, il saltellare delle gambe…

Cerco sempre di capire attraverso il loro viso, come sta la loro anima.

Se sono a loro agio o imbarazzati, nervosi o rilassati, se il loro sorriso è spontaneo o nasconde qualcosa di amaro.

Vengo rapita da come si comportano tra di loro, soprattutto nelle situazioni più normali…Spesso, da piccola, mia madre mi rimproverava dicendomi: “Lara! Non si fissano le persone!!!”.

Beh, la verità è che non ho mai smesso ed ora a rimproverarmi c’è mio marito. La fotografia mi permette di fermare questi attimi e di renderli unici.

Io sento le foto di Lara.
Gli occhi fanno il loro dovere. Ammirano.
Ma Lara smuove bene i miei sensi.
Lara non è silenzio. Non è rumore.
Lara è eco.
Il suono che sento nell’aria non è una melodia di oggi,
si porta dietro una vita, una donna.
E l’eco confonde ogni rumore
ma non posso regolare la frequenza o il volume di quello che s’infila nella mia anima,
perché dalla mia anima non viene, non è a me che appartiene.
È sussurro ed è di Lara.
Solo Lara sa quanto rumore debbano fare i sassi tra i tacchi e le macerie sotto le scarpe.
Io sento confusa entrambe.
Sento il rumore delle labbra che si aprono per un sorriso ed il ferro arrugginito degli occhi, che si tirano giù, come serrande a fine giornata, per non far vedere cosa c’è dentro.
Sento il soffio che si libera tra le labbra, d’ansia o di fumo.
Sento il peso di carichi pesanti, che non importa se la strada la usi per andare o per restare, comunque hai il tuo carico. E pesa.
Sento la fatica di certi sorrisi, appena accennati. Solo per Lara. Perché non rimanga nel suo scatto solo il peso di un’esistenza triste, rassegnata, ma la bellezza di una vita già tutta vissuta, di una distanza sociale cercata. Sento il sospiro lungo alla fine di quel sorriso. Il cuore che si sgonfia lento, bucato dall’obiettivo.
Sento il silenzio della tregua e la musica della vittoria, che ancora non è arrivata. Ancora.
Poi sento un battito ansioso, il rumore delle ginocchia che sbattono in preda ad un tremore lo stomaco che s’attorciglia, l’elastico dei capelli che tira le radici. Così ti hanno voluto, oggi. E non sei riuscita a dire di no. I grandi hanno pochi sogni e non ti va di distruggerli.
Sento il rumore degli armadietti di ferro dello spogliatoio che sbattono. È tardi, s’inizia. Gli armadietti di ferro non li troverete nello scatto. Non li vedrete.
Le foto di Lara si vedono prima, si ascoltano poi.

Laura Onorato
www.milleviolini.it